IL 19 LUGLIO E' il 24° ANNIVERSARIO DI UNA TRAGEDIA CHE BEN POCHI RICORDANO.
A PARTE GLI ABITANTI DELLA VALLE DISTRUTTA E I PARENTI DELLE VITTIME CHI RICORDA :
"STAVA"?
Sembra un fiume di fango...
“Sembra un fiume di fango”
Il pilota del primo elicottero che sorvola la Val Stava dopo l’allarme lanciato dal sindaco di Tesero trasmette via radio il seguente messaggio: “Sembra un fiume di fango, ma non credo ci siano vittime… vedo che un solo edificio è rimasto danneggiato…”
Il pilota si riferisce all’hotel Dolomiti che mostra uno squarcio in una parete. Da terra il sindaco lo avverte che
in Val Stava ci sono case e alberghi. “Ma non può essere, saranno in un’altra zona, qui sotto non se ne vede alcuna traccia”. Il fango ha cancellato ogni cosa.
E’ il 19 Luglio 1985. Siamo in Trentino. La protagonista di questa storia è la Val Stava, una piccola valle dove si trovano i paesi di Stava e Tesero. Ma non può esistere una storia con un solo protagonista… come in tutte le storie che si rispettino, occorrono altri attori. Questi sono i due bacini artificiali della miniera di Prestavel utilizzati per il lavaggio della fluorite. Questi bacini si trovano nel punto più alto della valle, circa 300 metri sopra al paese di Stava. La fluorite è un materiale molto utile: una volta arricchito, viene impiegato per preparare acciaio o smalti per il settore della porcellana. Per potere essere arricchito però, deve subire un processo di “lavaggio” o come si definisce tecnicamente, di “decantazione”. E questo è il motivo per cui la Montecatini (nel 1961) decide di costruire un primo bacino di decantazione. Il progetto iniziale prevedeva un'altezza massima dell'argine di 9 metri, ma 8 anni dopo la sua altezza raggiunge già i 25 metri.
Nel 1969, inoltre, la Montecatini decide di costruire un secondo bacino seguendo lo stesso progetto utilizzato per il primo. Nel luglio del '85 l'altezza complessiva dei due bacini è di 50 metri, per una capacità totale di 300.000 metri cubi. Il luogo scelto per la costruzione di questi bacini è la località “Pozzole”. Questa è una zona a pochi metri dalla miniera (e facilita quindi il trasporto del materiale estratto), ma è anche una zona acquitrinosa che, per di più, presenta una pendenza media naturale del 25%, che la rende inadatta alla costruzione di opere come questa. Ma per la Montecatini “una qualunque riduzione di costi è un guadagno netto”. Nel 1974 il comune di Tesero chiede la verifica di stabilità dei due bacini. Dubbio lecito vista l'espansione abnorme rispetto al progetto originale e la posizione non proprio ideale… La richiesta approda nell'ufficio del distretto minerario della provincia di Trento, e questo, invece di incaricare una commissione di geologi o ingegneri civili in grado di fare valutazioni neutre, incarica i tecnici stessi della Fluormine (la nuova concessionaria degli impianti che ha sostituito la Montecatini) di eseguire la verifica della stabilità. Nella relazione conclusiva emergono i dubbi degli stessi tecnici della Fluormine (si dice infatti che la stabilità è al limite e la pendenza è anomala) che, comunque, decidono di chiudere la relazione con un parere favorevole. E’ il 19 Luglio 1985. Mezzogiorno è passato da pochi minuti. Una tranquilla giornata estiva, il sole scotta e i negozi cominciano a chiudere i battenti. La gente si appresta a rientrare. All’improvviso un rumore sordo, strano, lontano. Sembra una specie di tonfo. Alle ore 12 e 22 minuti e 55 secondi cede l'argine del primo bacino di decantazione della miniera Prestavel. 
Tutto il contenuto di riversa nel secondo bacino che cede a sua volta. L’intero paese di Tesero si ferma. Sembra che qualcosa stia gorgogliando e il rumore arriva da Val Stava. Un'onda di 200 metri di larghezza per 15 di altezza, 180000 metri cubi di materiale, precipita sul paese di Stava a 90km/h.La gente di Tesero comincia a scappare. I più non sanno ancora dove. Nessuno sa da cosa. In poco meno di 3 minuti questa marea raggiunge, 4 chilometri più sotto, il fiume Avisio, lasciando dietro di se il nulla.
Chi abitava in Val Stava è già morto. La marea di fango distrugge 3 alberghi, 53 case, 6 capannoni, 8 ponti. Ma soprattutto 268 vite: 28 bambini sotto i 10 anni, 31 sotto i 18anni, 89 uomini e 120 donne.
Il procedimento penale è durato 7 anni. In tribunale, gli avvocati della difesa della Montedison (nuova concessionaria degli impianti dopo la Fluormine) dissero, per dimostrare la loro innocenza, che “gli operai addetti al bacino dovevano passare sul perimetro esterno dell'argine, ciò richiedeva che l'argine fosse non solo al di là del limite di equilibrio, ma anche in grado di sostenere il peso delle persone ovvero "un sovraccarico…". Il peso di un uomo quindi, per loro, rappresentava un discriminante tra lo stato di equilibrio e la condizione d'instabilità… in altre parole gli operai erano considerati come “cavie” da utilizzare per verificare la sicurezza dei bacini…
Dopo 7 anni furono condannati 10 imputati per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Le pene massime inflitte dai giudici non superarono i 5 anni di reclusione. Ma nessuno, nessuno, ha scontato nemmeno un giorno di carcere.
I soccorsi
I soccorsi furono immediati ed efficienti ma pochissimi furono i feriti e le persone estratte vive dalle macerie: la violenza e la velocità della colata di fango non aveva concesso scampo. 267 morirono sul colpo e solo una ragazza estratta ancora in vita dalle macerie di uno degli alberghi di Stava sopravvisse per pochi giorni.
Il numero esatto dei morti del disastro di Stava fu accertato solo un anno dopo la catastrofe. Molte salme infatti non poterono essere riconosciute e fu quindi necessario ricorrere alla dichiarazione di morte presunta. Il tempo di attesa, richiesto per consentire tale dichiarazione (normalmente di 5 anni, a partire da prima dichiarazione di scomparsa) fu in questo caso ridotto con decreto legge a 1 anno (decreto legge n. 480 del 24 settembre 1985, convertito nella legge n. 662 del 21 novembre 1985). Nel primo anno successivo alla catastrofe il numero delle vittime fu quindi stimato in quello delle salme riconosciute (197) più quello delle dichiarazioni di scomparsa (72), cioè 269. Un anno dopo il disastro fu possibile avere il numero esatto delle dichiarazioni di morte presunta, che risultarono essere 71. Da questo elenco venne infatti depennata la dichiarazione di scomparsa di un cittadino francese del quale non fu poi dichiarata la morte presunta.
All'opera di soccorso parteciparono oltre 18.000 uomini, di cui oltre ottomila Vigili del Fuoco volontari del Trentino e quattromila militari del 4° Corpo d'Armata Alpino. Primi ad accorrere furono i Vigili del Fuoco volontari di Tesero e della Valle di Fiemme. Quindi, nel giro di poche ore, tutti i corpi dei Vigili del Fuoco volontari del Trentino, numerosi corpi dei Vigili del fuoco volontari dell’Alto Adige e quelli permanenti di Trento e di Bolzano, Croce Bianca, Croce Rossa, Carabinieri, uomini della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale, unità cinofile, sommozzatori e centinaia di volontari. Il loro lavoro venne coadiuvato da 19 elicotteri, 774 automezzi, 137 mezzi speciali, 16 gru a braccio lungo, 72 fotoelettriche, 5 battelli, 26 ambulanze, 27 cucine da campo, 144 radio portatili e 4 ponti radio. Presso il Municipio di Tesero fu istituito un Quartier Generale della Protezione Civile dal quale coordinò i soccorsi lo stesso Ministro per la Protezione civile Giuseppe Zamberletti.
La maggior parte delle vittime fu recuperato nelle prime ore, ma la ricerca si protrasse per tre settimane. Le salme furono composte prima nella palestra delle scuole elementari di Tesero; la camera ardente venne successivamente allestita nella Pieve della Maria Assunta a Cavalese, la stessa Chiesa nella quale nel 1976 erano state pietosamente raccolte le salme delle 42 vittime dello schianto della funivia del Cermis.
Lo straziante rito del riconoscimento continuò poi fino alla metà di agosto in ambienti climatizzati ad Egna. Tanti non poterono tuttavia essere riconosciuti. Quasi mille i volontari della Croce Rossa Italiana si prodigarono per giorni e giorni nella pietosa opera di recupero delle salme e del loro trasporto alle camere mortuarie.
A Stava la struttura volontaristica di soccorso, che nelle regioni alpine vanta una tradizione secolare, diede ancora una volta dimostrazione di efficienza e, soprattutto, di convinta e umana solidarietà.
LA MEMORIA
Una memoria non fine a se stessa, ma che ha l'obiettivo primario di far si che i 268 morti di Stava non siano morti invano.
Quello del 19 luglio 1985 in Val di Stava fu il più grave disastro mai verificatosi nel mondo a causa del crollo di discariche minerarie e rimane a tutt'oggi, con 268 morti e quasi 300 miliardi di danni alle cose, una delle più gravi catastrofi industriali mai accadute al mondo, seconda in Italia solo al Disastro del Vajont. Dei 268 morti, 28 erano bambini con meno di 10 anni, 31 ragazzi con meno di 18 anni,Per questo è fondamentale la conoscenza e l'informazione, per capire qual è la genesi di simili disastri e come possono essere evitati. Graziano Lucchi, presidente della Fondazione, nella tragedia di Stava ha perso entrambi i genitori: "La decantazione dei fanghi di questo tipo di discariche è un processo complesso che implica troppo rischio. Negli anni passati gravissime catastrofi avvenute negli Stati Uniti, in Inghilterra e in America Latina non sono servite ad evitare la tragedia di Stava. E purtroppo, dopo Stava, altre 36 discariche simili sono crollate in vari paesi del mondo nell'arco di 18 anni, circa due all'anno, con centinaia di vittime e immensi danni ambientali. Il nostro scopo perciò è quello di sensibilizzare chiunque abbia delle responsabilità, da quelle più piccole a quelle più grandi, affinché tragedie simili non debbano ripetersi".
http://www.critrentino.it/crivideo/v/protezione_civile/stava_med.flv.html
Vi voglio invitare a vedere questo video fatto dai ragazzi di Stava..è impressionante!!!
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=1537
da: Rai: La storia siamo noi
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=471&
N.d.A.
(POST DI VEDO OLTRE..CHE CONOSCE BENE QUEI LUOGHI PERCHE' VI E' NATA.)














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